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Visualizzazione dei post da marzo, 2019

La Brexit, questa sconosciuta

Mentre a Westminster si consumano senza soluzione di continuità quelli che potrebbero essere gli ultimi momenti di un’intera fase della storia contemporanea, momenti destinati (comunque vada a finire) a incidere profondamente sulle vite di tutti noi italiani, di tutti noi europei, di tutti noi inglesi, sulla stampa nostrana si fatica a trovarne una copertura adeguata e visibile quanto le circostanze richiederebbero. I giornali del Belpaese sono infatti tutti compresi delle feroci (e convenienti) diatribe interne ai gialloverdi, ovvero del clangore suscitato a Verona dai fondamentalisti russo-ortodossi, ovvero dell’intrigantissima parabola della castrazione chimica da infliggersi ai molestatori, eccetera, per trovare il tempo e lo spazio davvero necessari per analizzare nei particolari la continua, drammatica evoluzione della vicenda Brexit. Non ci sarebbe troppo da stupirsene, visto che dalle nostre parti non ci si e’ mai interessati molto di quanto accade fuori dal nostro orticello, t

Quasi un corollario

Quasi a corollario del mio post precedente sulla cinesizzazione prossima ventura dei nostri media per mano dell’ANSA, si apprende con accresciuta inquietudine del fattaccio accaduto nei corridoi del Quirinale in occasione del recente meeting sino-italiota a Giulia Pompili, giornalista de Il Foglio. La  Pompili e’ stata avvicinata dal capo dell’ufficio stampa ( sic ) dell’ambasciata cinese in Italia, Yang Han, e assoggettata ad un trattamento che mi risulta persino arduo qualificare. Dopo avere chiesto alla giornalista come si chiamasse, Yang Han l’ha infatti fissata e le ha rivolto le seguenti parole: “ La devi smettere di parlare male della Cina ”. Al sorriso un po’ di circostanza un po’  di incredulità in cui, compitamente, la cronista ha cercato di risolvere il confronto, Yang Han ha freddamente ribadito “ Non devi ridere. La devi smettere di parlare male della Cina ”. A questo punto Giulia Pompili, esibendo grande calma e professionalità, ha teso la mano al suo ospite per presentar

La via della seta mediatica: incontro tra ANSA e Xinhua ai confini del regime

Lontano dai riflettori mediatici, incessantemente puntati su Xi Jinping accolto  in pompa magna dalle nostre massime Istituzioni al suono melodioso ma non troppo della voce di Andrea Bocelli di cui il Quirinale tutto e’ riverberato, nella pur (nel suo piccolo) sontuosa sede romana dell’ANSA e’ stato oggi siglato un altro accordo italo-cinese di portata non necessariamente inferiore a quella del tanto strombazzato protocollo d’intesa sulla Via della Seta. L’accordo prevede, in particolare, la diffusione da parte dell’italica Agenzia Nazionale della Stampa Associata (cooperativa di cui sono soci gli editori di quasi tutte le grandi testate, da Repubblica al Corriere, dalla Stampa al Giornale, ecc.), attraverso tutte le “proprie” testate, cartacee e multimediali, delle notizie provenienti dalla Cina redatte in lingua italiana e diffuse dalla Xinhua (Agenzia Nuova Cina), la principale agenzia di stampa cinese, naturalmente soggetta per costituzione al diretto controllo da parte del consigl

Come l'ANSA assolse Salvini (con rito abbreviatissimo)

Sulla propria homepage ( ansa.it ) l’ANSA stasera titolava, senza manifesti intenti satirici, “ Il Senato assolve Salvini per il caso Diciotti ”. Come se il Senato della Repubblica potesse sentenziare assoluzioni o condanne (ci mancherebbe ancora questo), con buona pace della separazione dei poteri. Intenzionale o meno che fosse il marchiano errore, destinato (alla stregua di altri, siffatti, non certo infrequenti nei titoli della stampa nazionale) a incidere subliminalmente sulla coscienza di un certo segmento dell’opinione pubblica particolarmente distratto, si e’ trattato nondimeno di un ennesimo. brutto esempio di come, attraverso i titoli,  si faccia  “informazione” qua da noialtri.

Accordo senza accessi, accessi senza accordo

Non mi sentirei di escludere che, in un futuro forse lontano (ma forse non tanto quanto si ami pensare), allorquando milioni, bilioni, e forse trilioni di container di merci cinesi, una volta perseverantemente percorsa la Via della Seta, dovessero iniziare ad accatastarsi con allarmante lestezza sulle banchine del porto di Genova, qualcuno potesse persino arrivare a pensare che per distribuire quelle merci in Europa sarebbe, tutto sommato, una buona idea il fare un tunnel ferroviario ad alta velocità che collegasse il nord-ovest d’Italia con l’Oltralpe. Previa analisi costi-benefici, si intende.

Il triste caso Castaldo e lo stupro con i jeans

Il recente e triste caso Castaldo (“femminicidio” con “pena dimezzata causa tempesta emotiva”, per intenderci) mi ha fatto tornare alla mente un altro caso, ormai remoto, quello dello “stupro con i jeans”. Ancora oggi, a distanza di vent’anni,  viene da molti ricordato così come venne venduto (e come viene ancora oggi venduto, basti spulciare il web) dai titoloni di tutti i maggiori quotidiani - la Repubblica naturalmente per prima e a pieni polmoni - alla turba giustizialista e benpensante degli scagliatori di prime pietre: “Sentenza shock: stupro, assolto perché  lei portava i jeans”, et similia. Indignazione collettiva, femministe e (soprattutto) femministi in rivolta, condanne senza se e senza ma accompagnate da proclami roboanti di riforma della Giustizia da parte di politici di ogni ordine e grado, telegiornali e talk show invasi da deputate bipartisan finalmente unite nella comune lotta per riaffermare la lesa dignità della donna. Che la situazione fosse surreale era insito già